Ristrutturare un bagno completamente: permessi ed agevolazioni

Bagno da ristrutturare

Quando arriva il momento di ristrutturare il bagno sono diversi gli aspetti da valutare. Non basta infatti scegliere i rivestimenti, i sanitari e la rubinetteria.

Occorre affidarsi anche a professionisti esperti nel settore e considerare i permessi necessari, oltre che le agevolazioni che permettono di ottenere un buon risparmio sulla spesa complessiva da affrontare. Vediamo più nel dettaglio questi aspetti.

 

Ristrutturazione bagno: come affrontarla al meglio

Il rifacimento di un vecchio bagno permetterà di rendere l'immobile più confortevole e funzionale. Sarà possibile liberarsi finalmente delle vecchie piastrelle, di quei sanitari dallo stile obsoleto e della rubinetteria non più splendente.

I tempi sono variabili e in genere non superano i 30 giorni. Tutto dipende dai lavori che bisogna eseguire, dalla tipologia dei materiali acquistati e dalla metratura del bagno.

Per prima cosa è bene avere le idee chiare sul risultato che si desidera ottenere, quindi predisporre un progetto accurato in ogni minimo dettaglio.

Gli accessi alla fine dovranno essere fluidi, specialmente quando la stanza presenta una dimensione ridotta e bisogna ottimizzare lo spazio al meglio.

In certi casi si potrebbe presentare la necessità di inserire del gradini o muretti a ridosso delle pareti, molto utili per nascondere i tubi, i quali necessitano di pendenze minime.

Altra modifica spesso necessaria è la sostituzione della vecchia vasca con una doccia moderna, soluzione molto pratica e che potrebbe anche rivelarsi poco dispendiosa.

La scelta delle tonalità è determinante per la buona riuscita dell'ammodernamento, in quanto influenzerà direttamente l'estetica del bagno e lo stile. Per questo è importante non trascurare l'abbinamento dei rivestimenti con il mobilio, per un effetto equilibrato e piacevole.

In genere bidet e wc non devono mai restare a vista o in prossimità della porta. In caso di stanze di servizio poco larghe e che si sviluppano in lunghezza è sempre meglio installare il box doccia in fondo. Il supporto di un esperto consentirà di trovare la collocazione più adatta e in linea con le specifiche necessità.

 

Quali sono i permessi necessari?

La ristrutturazione completa del bagno, che prevede demolizioni, posa in opera delle piastrelle, rifacimento del massetto e degli impianti elettrico e idrico, viene considerata un'opera di straordinaria manutenzione. In questo caso non è possibile depositare una cil perché la pratica è stata ormai abolita dalla legge.

 

Il tecnico incaricato, ovvero un geometra, un architetto o un ingegnere, dovrà invece presentare presso gli uffici comunali in cui si trova l'immobile la CILA.

Si tratta di una comunicazione con la quale il professionista assevera che l'opera rispetta la normativa di settore, specialmente per quanto riguarda i requisiti tecnico-sanitari.

Ad esempio, il bagno dovrà avere una determinata superficie, oltre che un'altezza minima, ed essere provvisto di sanitari etc. Andranno inoltre rispettate le prescrizioni sull'areazione e l'illuminazione.

Specifiche regole sono previste per i bagni ciechi, per cui l'intervento di un professionista si rivela necessario per ultimare l'opera a regola d'arte e nel rispetto del regolamento edilizio comunale.

 

Agevolazioni e detrazioni fiscali

Come spiegato rimodernare interamente un bagno vuol dire eseguire un'opera di ristrutturazione straordinaria, che presenterà inevitabilmente dei costi più o meno variabili e che dipendono dalla grandezza della stanza, dall'entità degli interventi e dai materiali che vengono scelti.

La buona notizia è che ristrutturare un bagno a Bergamo permette di ottenere degli sgravi ai fini fiscali fino al 50% sulla spesa complessiva da sostenere, così da ottenere un significativo risparmio.

Immaginando di spendere 10.000 euro per riportare a nuovo il proprio bagno, si potrà ottenere la restituzione della metà dell'importo, ovvero 500 euro, in più rate annuali e che verranno poi sottratte dalle tasse che bisogna versare allo Stato.

Per poter validamente accedere al beneficio fiscale bisogna saldare le opere non in contanti ma con bonifico specificando la causale.

Quasi tutti gli istituti di credito hanno predisposto dei bonifici già compilati, disponibili anche attraverso il servizio di home-banking.

Ristrutturiamo casa: caldaia a Gas o a condensazione?

Una delle prime cose che ci viene in mente quando dobbiamo procedere alla ristrutturazione di una casa  o un appartamento è senza dubbio la caldaia…..che dobbiamo fare?Funziona bene?E’ ora di sostituirla?

In particolare ci facciamo queste domande quando vediamo diversi incentivi statali che ogni tanto vengono emessi o quando siamo stufi da anni di malfunzionamenti o ancora da una voglia innata di voler esplorare il mercato e trovare qualcosa di più efficiente e abbia un impatto ambientale meno pesante in termini di consumi ma soprattutto in  termini di emissioni di gas.

E’ per questo, per le emissioni di gas sempre da migliorare che ci sono incentivi statali e che diverse aziende di ristrutturazione come https://www.edilromasrls.it/ sono i primi a consigliarvi questo cambio di passo, sia per l’ambiente, sia per voi.

Ma….domanda importante, quante caldaie esistono? A prescindere dalla marche e quali sono le differenze? Noi abbiamo provato a rispondere a questa domanda facendo un piccolo elenco e soprattutto un piccolo confronto.

Questi sono dati semplificativi, consigliamo sempre di affidarsi e farsi consigliare da tecnici esperti che in base alla grandezza della vostra casa posso consigliarvi.

 

Caldaia a condensazione e caldaia a gas

Quando si parla di caldaia si tende a considerare sempre il classico dispositivo cilindrico o rettangolare che si trova installato nella zona esterna della casa o sul balcone.

Ma non esiste un’unica tipologia di caldaie. In commercio oggi sono presenti varie tipologie che vanno dal tipo di tecnologia impiegata alla sua combustione. Tra le principali tipologie troviamo: le caldaie a gas e quelle a condensazione. 

 

Tipi di caldaie a gas: come funzionano? 

Le caldaie a gas che si trovano in commercio, si differenziano, non tanto dal punto di vista di combustibile quanto piuttosto per le prestazioni e consumi differenti.

Questo dipende in modo essenziale dalla tecnologia che viene utilizzata per il far funzionare il dispositivo e a seconda degli elementi impiegati.

Le caldaie a camera aperta o camera stagna sono essenzialmente equiparabili tra quelle a gas. Queste caldaie sono entrambe alimentate dal gas ma si differenziano per il tipo di combustione e di tiraggio. 

Le caldaie con camera stagna hanno una fiamma isolata e prelevano l’aria dall’esterno. Mentre le caldaie a camera aperta prelevano l’aria nella zona in cui si trovano per alimentare il fuoco che viene poi espulso alla fine del ciclo.

Le caldaie a gas poste fuori dall’abitazione permettono di evitare inquinamento e problematiche negli ambienti domestici. 

 

Caldaie a condensazione: come funzionano? 

Le caldaie a condensazione funzionano in modo differente rispetto a quelle a camera stagna o aperta. Queste sono efficienti e offrono un buon rapporto tra la resa e i consumi, inoltre sono eco-sostenibili. 

Il funzionamento prevede un riciclo all’interno delle operazioni di combustione dei fumi che vengono prodotti di conseguenza dalla loro combustione originaria.

I fumi a loro volta sono impiegati nella produzione di calore che è necessario al riscaldamento dell’abitazione e alla produzione dell’acqua calda. 

L’energia s’ottiene dal gas residuo in forma di vapore acqueo e non viene espulsa come avviene all’interno delle caldaie tradizionali.

Ma è riutilizzata solo dopo essere stata recuperata. Quindi i fumi invece di essere espulsi perdendo calore, sono rimpiegati e incrementano l’efficacia di produzione e riducono i consumi di nuova materia prima.

La tecnologia a condensazione permette il raffreddamento di un fumo prodotto a tal punto di riconvertirlo in liquido. Questo liquido conserva un potere calorifico latente che può essere impiegato per diverse operazioni anche se immesso per riscaldare l’acqua di ritorno. 

 

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi tra caldaie a gas e condensazione?

Come abbiamo visto le normali caldaie a gas a camera aperta o stagna tendono a consumare e inquinare maggiormente l’ambiente.

In quanto queste caldaie perdono i fumi caldi che fuoriescono e aleggiano nell’ambiente esterno. Le caldaie a condensazione invece permettono di risparmiare in modo notevole i costi della fornitura, con uno sconto del 30% rispetto a quella di una tradizionale caldaia a gas.

Questo fa si che l’impatto ambientale delle caldaie a gas sia inferiore, grazie ad una produzione minore dei fumi. Inoltre, ha un’efficacia elevata delle alte temperature, e questo le rende idonee anche quando è necessario riscaldare grandi quantitativi d’acqua o ambienti molto grandi. 

I consigli utili da sapere sulle docce a pavimento

La doccia non può essere più considerata semplicemente un accessorio del bagno. Mentre in passato si sceglieva soltanto in base alla sua funzionalità, nel corso del tempo è diventata sempre di più un elemento che si contraddistingue per essere un complemento d’arredo, che contribuisce all’aspetto estetico di questa stanza dedicata al relax e al benessere.

Quante volte abbiamo sperimentato la piacevole sensazione di immergerci sotto il getto dell’acqua, per rilassarci e abbandonare le tensioni psicofisiche che abbiamo accumulato durante la giornata. Se a tutto questo si unisce anche l’aspetto estetico, il risultato che si può ottenere è davvero incredibile.

Molti infatti tengono tanto all’aspetto estetico del bagno, perché è assolutamente caratterizzante. Ecco perché, quando si tratta di scegliere la doccia, optano per quella a filo pavimento. Ma di che cosa si tratta esattamente e che cosa bisogna sapere riguardo alla doccia a filo pavimento?

 

Che cos’è la doccia a filo pavimento

La doccia a filo pavimento è un tipo di doccia che tende a superare quel dislivello tipico che si viene a creare di solito tra il piatto doccia e il pavimento. È ormai qualcosa che deve essere superato sia dal punto di vista della funzionalità che per quanto riguarda l’aspetto estetico.

Qualsiasi sia il materiale che si sceglie per il piatto doccia, come per esempio la ceramica o la vetroresina, con il piatto doccia a filo pavimento si può superare il problema del dislivello, sia quando il piatto doccia è bianco sia quando lo scegliamo a colori.

Quindi la doccia, obbedendo a tutti i canoni del design, diventa tutt’uno con il resto del bagno. Questo tipo di doccia si adatta soprattutto ad una casa dallo stile moderno o contemporaneo. Colpisce per il suo stile minimal, senza nulla togliere all’aspetto funzionale.

Trova un installatore di docce nella tua zona

 

I vantaggi di una doccia senza piatto

Ci sono diversi vantaggi che dobbiamo considerare, se ci riferiamo ad un piatto doccia senza piatto. Innanzitutto, come abbiamo già avuto occasione di sottolineare, si tratta di valutare l’aspetto estetico.

Questo tipo di doccia di cui stiamo parlando ha un design davvero importante e, grazie alla continuità dei materiali, attraverso il superamento del dislivello con il pavimento, dà un effetto ottico che ingrandisce l’ambiente in cui la doccia è inserita.

Quindi, se abbiamo un bagno piccolo, per farlo apparire più grande, questa può essere una soluzione ottimale. D’altronde dobbiamo considerare che il piatto doccia a filo pavimento può essere reso anche personalizzabile. Ciascuno, in base alle proprie esigenze, può scegliere la misura, la forma o il materiale.

È molto utile anche per rimuovere ogni tipo di barriera architettonica, specialmente quando in casa vivono per esempio delle persone anziane, che hanno difficoltà di deambulazione. Anche da questo punto di vista il piatto doccia a filo pavimento si rivela molto pratico.

Con questo tipo di piatto doccia a cui ci stiamo riferendo si evitano anche gli sprechi di acqua. Infatti, poiché non c’è il dislivello con il pavimento, non c’è il rischio di ristagno di acqua. In questo senso è molto importante considerare con esattezza la pendenza del pavimento e la realizzazione dello scarico.

E poi non dimentichiamo che il piatto doccia a filo pavimento permette anche di risparmiare. Costa sicuramente di meno rispetto al piatto doccia tradizionale in ceramica. In commercio esistono tanti tipi di piatti di questo genere, anche realizzati con materiali molto differenti, come il vetro o la resina o per esempio gli agglomerati come ad esempio i modelli di piatti doccia filo pavimento prodotti da Kerasan che con un'altezza di 3 cm permettono di essere facilmente incassati nel pavimento.

I piatti doccia a filo sono spesso preferiti perché hanno un aspetto più ordinato e hanno un gradino più piccolo.

Quando invecchiamo, il fatto spiacevole è che la nostra mobilità va nella direzione sbagliata. Calpestare il marciapiede di una doccia può essere pericoloso.

È la causa di molte degenze ospedaliere costose e impegnative. Quando si dispone di un ingresso doccia a un livello, non ci sono cordoli su cui inciampare.

Questi progetti di piatti doccia senza spazio libero stanno crescendo rapidamente nel mercato delle ristrutturazioni, anche se pochi nuovi costruttori di case (anche le società di costruzioni che costruiscono in 55+ comunità di stili di vita) li incorporano nei nuovi progetti di casa.

Una doccia a soglia zero può essere realizzata con un pavimento in piastrelle o con una padella acrilica resistente con uno scarico lineare.

Se vuoi stare al sicuro, i design a un livello sono sempre più importanti con il passare degli anni.

Quindi si ha veramente molta possibilità di scelta, per cercare la soluzione che più si adatta al gusto di ognuno. Anche le aspettative più creative e più alte possono essere completamente soddisfatte scegliendo di installare un piatto doccia a filo pavimento.

Leggi qui la guida su come istallare fai da te il piatto doccia filo pavimento

 

 

 

 

Sistema il tuo prato con l'irrigazione programmabile

Croce e delizia per ogni amante dell’aria aperta, il giardino è innegabilmente fonte di estrema gratificazione. D’altra parte va detto che per mantenerlo al meglio delle proprie potenzialità, risulta fondamentale disporre di un adeguato sistema di irrigazione automatica.

 

Tipologia di irrigazione automatica

La prima distinzione che è importante valutare è, ovviamente, il tipo di irrigazione da adottare, in base alle dimensioni ed alle caratteristiche del giardino.

 

Irrigazione superficiale

A livello generale, per piccole aree pianeggianti è sufficiente l’irrigazione superficiale, per spazi più ampi occorre prevedere un’irrigazione di tipo sotterraneo.

L’irrigazione superficiale, oltre ad essere più economica e di facile utilizzo, è caratterizzata da una gestione semplice ed adatta ai neofiti alle prime armi.

Si tratta sostanzialmente di collegare un elemento irroratore (generalmente un irrigatore fisso con braccio oscillante) all’impianto idrico, mediante tubi in gomma. Aprendo il circuito dell’acqua si andrà a coprire una determinata superficie con effetto a pioggia, che dipende ovviamente dalla gittata e dalle caratteristiche dell’irrigatore stesso.

 

Irrigazione sottotraccia

L’irrigazione sottotraccia prevede invece, come dice la parola stessa, la stesura di una rete di tubazioni interrate (alcuni cm sotto il livello di calpestio), a cui sono collegati degli irrigatori a scomparsa rasenti il suolo quando sono a riposo, affioranti dal terreno invece al momento dell’utilizzo, provvedendo a distribuire in modo uniforme l’acqua su tutta la superficie.

L’impianto è regolato da una centralina elettronica (si possono acquistare online su gogoverde.it) attraverso la quale è possibile impostare la modalità più adatta. Durata del getto, interruzione in caso di pioggia, divisione in zone, orari delle partenze…è possibile programmare in dettaglio ogni aspetto legato all’irrigazione.

I programmi sono ovviamente modificabili (per esempio a seconda della stagione) e solitamente gestiti in modo digitale (va quindi prevista una alimentazione di tipo elettrico o a batterie).

Le centraline classiche vanno impostate manualmente, ma esistono sistemi più sofisticati gestibili direttamente tramite apposite applicazioni per smartphone.

Risulta inoltre importante valutare la pressione di arrivo dell’acqua e l’ampiezza del ventaglio d’acqua di ogni singolo irrigatore, in modo da calcolare correttamente le sovrapposizioni e, di conseguenza, coprire ogni singolo cm del giardino.

La distribuzione dell’acqua è uniforme e naturale ed è adatta essenzialmente a qualsiasi terreno.

Il difetto principale è che l’acqua si ferma spesso sulle foglie in questo modo, potendo intaccare piante fiorite sensibili alle bagnature (da valutare questo aspetto).

Questo tipo di gestione, per rendere al meglio, necessita di una manutenzione periodica che, se eseguita ad intervalli regolari a tubazioni ed ugelli, garantisce una lunga durata nel tempo ed una corretta efficacia.

 

Irrigazione a goccia

Una variante dell’irrigazione sottotraccia è la cosiddetta "irrigazione a goccia". Essa prevede l’installazione di tubazioni forate sopra il terreno, le quali rilasciano l’acqua direttamente nel terreno ed alle radici delle eventuali piante. Questo sistema consente di mantenere costantemente umido il sottosuolo, ed è prevalentemente utilizzato nei centri vivaistici.

Se, oltre al prato, va anche alimentata un’aiuola di piccole piante, non è da escludere un sistema misto per garantire il giusto apporto d’acqua ad entrambe le zone.

 

Da tenere a mente

Bilanciare in modo equilibrato l’irrigazione del vostro giardino, oltre a mantenerlo sano ed esteticamente curato, è fondamentale. Proprio per questo è bene tenere a mente alcuni accorgimenti essenziali.

Prima di tutto va ricordato che irrigare il giardino è un’operazione da effettuare prevalentemente la sera, in modo da evitare uno shock termico dannoso per l’erba e per le piante. In questo modo la temperatura dell’acqua sarà molto vicina a quella del terreno, ed è il momento più indicato.

In linea di massima vanno comunque evitate le ore più calde, questo perché i liquidi evaporano quasi del tutto (questa è fisica!) con un consistente spreco dell’acqua.

Inoltre, se il giardino fa parte di una unità abitativa condominiale, non è da escludere che in determinati periodi dell’anno caratterizzati da forte siccità o crisi idrica, in vista dell’emergenza l’acqua subisca un razionamento straordinario.

Al contrario, in pieno inverno, è buona norma svuotare e chiudere l’impianto. In questo modo si eviteranno gelate all’interno dei tubi, mantenendo questi ultimi in uno stato di conservazione ottimale.

Un suggerimento prezioso ma spesso e volentieri sottovalutato, è quello di tagliare spesso il prato. Oltre a risultare più curato, richiederà meno acqua.

 

Vantaggi

Come un buon architetto progetta un’abitazione, allo stesso modo un sistema di irrigazione automatica va prima progettato per essere efficiente ed adatto alla situazione che si vuole risolvere.

Non meno importante risulta essere l’installazione, dovendo provvedere ad adottare tutti quegli accorgimenti necessari per un sistema completo e performante.

I vantaggi sono facilmente individuabili ed elencabili:

In conclusione, un sistema di irrigazione automatica è altamente consigliato, valutando ovviamente la giusta tipologia in base a dimensioni e caratteristiche del giardino, non dimenticando che esiste una soluzione per tutte le casistiche.

 

Devi risistemare il tuo giardino? Richiedi un preventivo gratuito ad un professionista della tua città!

Ristrutturi la casa? Occhio all'amianto

La presenza di fibre di amianto in un immobile rappresentare uno dei principali problemi di chi si accinge ad effettuare un intervento di ristrutturazione.

Secondo le stime degli esperti del settore, infatti, nonostante siano passati tanti anni da quanto è stato vietato l'utilizzo, l'amianto è ancora presente in tantissimi edifici dislocati sul territorio nazionale. Scopriamo cosa fare prima di iniziare la ristrutturazione e come smaltire l'amianto eventualmente trovato.

Amianto: bandito nel 1992, ma ancora un problema attuale

Con la legge numero 257 del 1992 in Italia è stato bandito l'utilizzo di amianto per qualsiasi genere di esigenza in campo edile. Infatti, test medici e studi approfonditi hanno dimostrato che l'inalazione di queste fibre minerali, comporta la comparsa di una patologia gravissima come il mesotelioma maligno diagnosticato clinicamente, causa di migliaia di morti in Italia.

Secondo gli esperti, probabilmente anche in virtù di un panorama urbano ancora obsoleto, in Italia ci sono ancora milioni di tonnellate di amianto sparse in case private e in edifici pubblici.

Questo significa che l'opera di bonifica e risanamento avviata proprio nel 1992, prevede un percorso ancora molto lungo e tortuoso. Un contributo prezioso a questo genere di obiettivo potrebbe essere offerto da chiunque si accinge ad effettuare interventi di ristrutturazione nel proprio appartamento.

 

Cosa fare prima di ristrutturare

Le fibre di amianto fino a qualche anno fa rappresentavano il principale materiale utilizzato in campo edile per ottenere isolamento termico, per realizzare tubazioni, materiale fonoassorbente, recinzioni, cappe, caminetti e tanto altro.

Questo significa che l'eternit (composto amianto e cemento) si può nascondere in qualsiasi luogo di un appartamento obsoleto oppure in un edificio pubblico tra cui anche le vecchie scuole.

In virtù di questa considerazione e delle conseguenze piuttosto drammatiche che potrebbe comportare l'incauta inalazione delle fibre di amianto, è necessario avere un atteggiamento scrupoloso prima di prevedere un intervento di ristrutturazione nel proprio appartamento.

In particolare, con il supporto di un tecnico qualificato, bisognerebbe eseguire una serie di campionamenti e sopralluoghi per valutare l'eventuale presenza di amianto magari nascosto dietro un controsoffitto, tra le pareti, all'interno della canna fumaria e in tanti altri luoghi.

La verifica deve essere effettuata con estremo scrupolo anche perché in questo modo ci riuscirebbe a rendere il proprio spazio residenziale più sicuro e salubre, mettendo al riparo da ogni possibile conseguenza la propria famiglia.

 

Come smaltire l’amianto

Dopo che nel 1992 l'Italia ha deciso di bandire l'utilizzo dell'amianto in quanto sostanza nociva per la salute delle persone, ci sono state una serie di normative che regolano la gestione dell'intervento di corretto smaltimento.

Infatti, l'amianto è un materiale molto delicato e pericoloso per cui è necessario che ad occuparsene siano dei professionisti del settore opportunamente qualificati e in possesso di strumentazioni e dispositivi di protezione adeguati.

Purtroppo tutte queste operazioni necessarie per rimuovere l'amianto da un edificio, trasportarlo e smaltirlo correttamente, richiedono costi per nulla secondari per cui molto spesso i proprietari di un immobile pensano di effettuare operazioni in autonomia.

Questi interventi sono però frutto di improvvisazione e sovente comportano ulteriori problematiche in ambito ambientale anche perché le fibre vengono accatastate in maniera poco sicura.

Per evitare ogni genere di problema, il miglior approccio è quello di rivolgersi a ditte autorizzate per la bonifica dell’amianto e regolarmente iscritte all'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali.

In Lombardia, ad esempio, una delle regioni italiani con la più alta presenza di amianto, esistono numerose realtà che operano oltre i confini regionali e nazionali. Tra queste sicuramente, MBA Ambiente Milano è un’azienda con anni di esperienza, dedita alla rimozione, bonifica e smaltimento di manufatti in amianto e Fibre Artificiali Vetrose, dette FAV.

Come si effettua tecnicamente la procedura di smaltimento amianto

La procedura di smaltimento dell'amianto deve essere effettuata da professionisti del settore il cui principale compito è quello di verificare innanzitutto la presenza del materiale in un immobile e quindi preparare tutta la documentazione prevista che dovrà essere inviata all'ASL di competenza.

Questo genere di procedura dovrà essere gestito almeno 30 giorni prima di avviare i lavori. Dopo aver inviato la documentazione e ricevuto dall'Azienda Sanitaria Locale (ASL) il nulla osta, la ditta provvederà ad incapsulare (ma dipende se si tratta di amianto compatto o friabile) il materiale con dei prodotti adatti e solo dopo aver effettuato la rimozione, si procederà con la bonifica delle aree circostanti.

Il tutto potrebbe apparire come un’operazione estremamente semplice e quasi meccanica, ma in realtà bisogna fare molto attenzione nella fase di rimozione e spostamento delle fibre di amianto in quanto un movimento sconsiderato e la mancanza delle dovute precauzioni, potrebbe consentire il rilascio nell'ambiente di polveri di amianto rappresentando un rischio concreto per la salute di quanti si trovano nella struttura.

In conclusione è bene verificare sempre sia in fase di acquisto che di ristrutturazione di un immobile, che non ci siano tracce di amianto, per la propria salute e il rispetto e dell’ambiente.

 

Devi smaltire l'amianto? Richiedi un preventivo ad un professionista della tua città!

Pittura sabbiata: un'idea per le tue pareti

Pitturare casa

La nostra casa, il luogo nel quale trascorriamo più tempo durante tutta la giornata, il posto in cui ci rifugiamo dopo una stancante e stressante giornata di lavoro e nel quale trascorriamo i momenti più belli e spensierati con amici e parenti.

Si tratta del posto che rappresenta la nostra tranquillità, in cui ci sentiamo sereni e protetti, capace di farci dimenticare tutto quello che succede all'esterno, la casa è sempre la casa.

Data l'importanza che questo luogo ha per noi e per il nostro umore, è molto importante che sia sempre accogliente e fresca, creando degli ambienti che non ci stufino e che ci facciamo sentire bene.

Molto spesso però capita che tendiamo ad annoiarci di quello che è l'ambiente domestico che ci circonda, e veniamo presi d'assalto dall'irrefrenabile voglia di dare una rinfrescata alla nostra abitazione.

Per cambiare aspetto alla nostra casa non è necessario stravolgere l'intero arredamento cambiando tutti i mobili, bensì la maggior parte delle volte basta un semplice cambio della tintura delle pareti per stravolgere quello che è l'aspetto interno di un'abitazione, donandogli freschezza e novità.

Le pareti circondano ogni stanza della nostra casa e, proprio per questo, sono uno degli elementi predominanti capaci di far cambiare totalmente faccia a quello che è il nostro luogo preferito.

I colori giocano un ruolo predominante in tutto questo, così come le tecniche di pittura che si andranno ad utilizzare, essendo capaci di modificare completamente l'aspetto di una stanza, sapendosi adattare ad ogni minima esigenza e gusto.

In commercio ormai esistono colori di ogni genere, in grado di ricreare qualsiasi tipo di effetto desiderato, così come le tecniche di pittura e le tipologie di vernice tra cui si può scegliere.

Quando si devono scegliere i colori per le pareti della nostra casa, ci si ritrova sempre davanti ad un'ardua scelta, che ci pone il dilemma di scegliere la tinta e la tonalità più azzeccata per quello che è l'arredamento della nostra casa, che si addica perfettamente al suo stile e che rispetti i nostri gusti.

 

La pittura sabbiata: una nuova idea per le pareti della tua casa

Tra l'infinita scelta di colori, tipi di tinte e tecniche, quella della pittura sabbiata è sicuramente tra le più interessanti ed esteticamente appaganti, in grado di donare un vero tocco di originalità ed eleganza alla tua casa.

Si tratta infatti di una particolare tecnica di pittura che si differenzia da quelle più comuni per la presenza di minuscoli granelli che, grazie alla loro conformazione, sono in grado di creare delle sfumature irregolari lungo tutta la superficie della parete. In questo modo saremo in grado di creare un effetto più informale, quasi rustico, ma che al contempo è caratterizzato da una grande eleganza e particolarità.

La pittura sabbiata infatti è tra le più utilizzate proprio perché è capace di stravolgere la vitalità di una stanza, e rendere ancora più personale.

 

I vantaggi della pittura sabbiata

Bene, ora ci siamo decisi ad imbiancare la casa, che sia per un motivo o per un altro, ma c'è sempre un piccolissimo problema con cui ci ritroviamo costantemente a fare i conti, le imperfezioni dei muri.

Può capitare, molto piuttosto spesso di quello che si possa pensare, che i muri di casa non siano perfettamente lisci, e che presentino delle più o meno marcate imperfezioni che vanno a rendere inestetico l'intera parete.

Queste così piccole ed innocenti imperfezioni sono in realtà l'incubo di chiunque decida di imbiancare casa. Infatti, prima di procedere con la pittura, ci si dovrà ritrovare a combattere, armati con carta vetrata e stucco, contro piccoli buchi, crepe e sporgenze del muro, il tutto per sperare in un risultato finale accettabile.

Chi intende utilizzare una pittura sabbiata però deve sapere una cosa, ovvero che questa tipologia di pittura, oltre ad essere molto piacevole alla vista, ha la grande capacità di riuscire a correggere tutte quelle piccole imperfezioni presenti sulle pareti. Questo è merito, oltre dei granelli presenti nella mescola, anche alla sua grande elasticità e della sua capacità di attaccarsi in modo ottimale su tutti i tipi di superficie.

 

Come funziona la pittura sabbiata

La scelta per rinfrescare la propria casa è caduta proprio su una pittura sabbiata, ma dove posso trovarla?

Questa tipologia di pittura viene venduta in quasi tutti i negozi fai da te già pronta all'uso, da utilizzare come una qualsiasi altra pittura per interni.

Per procedere alla fase di pittura invece ci si può affidare a due diverse tecniche, ognuna delle quali si avvale di due diversi attrezzi.

La prima prevede l'utilizzo di un classico rullo per imbiancare, che permetterà di creare un risultato finale omogeneo e più tradizionale.

La seconda invece prevede l'utilizzo di un guanto spugnato con il quale, durante la pittura, si andranno ad effettuare dei movimenti circolari utili a creare delle sfumature di colore uniche e molto ricercate.

 

I colori migliori per la pittura sabbiata

Come per tutte le altre pitture, anche quella sabbiata, è disponibile con un'ampia scelta cromatica, anche se i colori più gettonati sono senza dubbio il grigio e i colori neutrali in generale.

Infatti se si desidera ricreare un ambiente minimal e luminoso si dovrà optare per i colori neutri pastello, mentre se si cerca di creare una stanza molto rifinita e particolareggiata può essere utile utilizzare le tinte metallizzate.

Inoltre, per chi cerca ancora un qualcosa più, si può scegliere anche tra delle tinte brillantinate, in grado di donare un aspetto luminoso e fresco a tutta la stanza, la quale sarà indubbiamente unica.

 

Devi dipingere casa? Richiedi un preventivo gratuito ad un professionista della tua città! 

Sterilizzatori UV per oggetti e ambienti a prova di Covid

E’ sotto gli occhi di tutti noi: il Covid ha cambiato le nostre abitudini, iniziando dalle mura domestiche. Da sempre sappiamo della presenza di germi sulle superfici degli oggetti che impieghiamo tutti i giorni ma è con il diffondersi della pandemia in questo ultimo anno che difendersi dalle potenziali infezioni è diventato obbligatorio.

I presidi sanitari ormai fanno parte della nostra vita, popolano i nostri ambienti dalla casa, all’auto per passare dai luoghi di lavoro: mascherine, gel disinfettante, spray, alcol, senza dimenticare in special modo parlando di domotica e living, di sterilizzatori UV per oggetti e ad ozono per ambienti.

Disinfettare piccoli e grandi oggetti che usiamo ogni giorno nella nostra vita nei nostri spazi e ambienti come casa, ufficio, palestra ecc… E' utile quanto indossare una maschera per prevenire l'infezione da coronavirus.

Consideriamo ad esempio oggetti come telefoni cellulari, orologi, posate ecc… collocati su qualsiasi superficie o anche occhiali da vista che dovrebbero essere sempre puliti e sicuri dal momento che vanno a coprire gli occhi (uno dei punti di infezione più sensibili) con una certa frequenza.

Sterilizzatore UV: come funziona la sterilizzazione di un oggetto di uso domestico?

Lo sterilizzatore utilizza la luce ultravioletta per modificare il DNA o l'RNA dei microrganismi per impedire che si riproducano o siano dannosi. È possibile scegliere due metodi di disinfezione.

La prima modalità dura 3 minuti, la seconda 10 minuti per ottenere una disinfezione ancora più profonda. La combinazione di raggi ultravioletti e ozono ha la capacità di rimuovere cattivi odori e decomporre completamente le microparticelle potenzialmente nocive per il nostro organismo.

Con gli sterilizzatori Uv portatili, dunque, siamo in grado di sterilizzare qualsiasi oggetto senza danneggiarne la superficie e senza l’aggiunta di prodotti per la disinfezione. Per svolgere un'attività efficace contro germi e batteri, è sufficiente accendere il dispositivo, riempirlo di acqua ed essenze non alcoliche profumate e attivarlo: sterilizzare in pochi minuti lo smartphone, la mascherina o ancora le chiavi di casa, quindi recuperare nuovamente il contenuto che risulterà sicuro e sanificato.

 

Sterilizzatori UV portatili per oggetti e ambienti: il potere Germicida dei raggi ultravioletti

La luce ultravioletta è una forma di radiazione invisibile all'occhio umano. A differenza dei metodi di disinfezione chimica, la radiazione UV-C può determinare la rapida ma soprattutto efficace inattivazione dei microrganismi attraverso i processi fisici. La quota di luce UV applicata in un delimitato momento per depurare un’area precisa è chiamata dose UV. La dose UV è un valore dell’intensità della luce UV e del tempo di esposizione.

L’International Ultraviolet Association (IUVA) ritiene che le tecnologie di disinfezione UV possano svolgere un ruolo attivo come barriera multipla per ridurre la trasmissione del virus che causa COVID-19, SARS-CoV-2, sulla base dei dati attuali sulla disinfezione e delle prove empiriche. L’UV, infatti, è un noto disinfettante su aria, acqua e superfici in generale che può aiutare a mitigare il rischio di contrarre un’infezione a contatto con il virus COVID-19 se applicato correttamente.

 

La diffusione degli sterilizzatori UV sul mercato

In particolare l’esplosione della pandemia COVID-19 ha visto il prolificare sul mercato di dispositivi per la sterilizzazione con tecnologia UV-C. Molte volte però non basta adottare una sorgente UV-C e integrarla all’interno di un prodotto per ottenere un’azione sanificante o la disinfezione di qualcosa.

Vanno chiariti in fase di specifica di progetto il livello dell’efficacia germicida che si vuole raggiungere e il tipo di utilizzo dell’applicazione, al fine di consentire un corretto dimensionamento della quantità di radiazione UV necessaria. Devono essere sempre verificati tutti i materiali che compongono il prodotto, in quanto molte materie plastiche sono sensibili alla radiazione UV e possono deteriorarsi velocemente.

Cosa non meno importante, non va trascurato l’aspetto della sicurezza, in particolare di chi utilizza il dispositivo e di chi si può trovare nelle vicinanze, in quanto l’uso di sorgenti UV-C dirette è estremamente pericoloso per qualsiasi essere vivente.

Come confermato dalla circolare del 22 maggio 2020 del Ministero della Salute, i tempi di sopravvivenza del virus da COVID-19 variano a seconda delle superfici sopra cui questo si trova: ad esempio, sulla carta resiste poche ore mentre sulla plastica e sull’acciaio inossidabile anche diversi giorni.

È per questo motivo che è importante sanificare gli oggetti d’uso comune che vengono a contatto con le superfici esterne, così come pure la mascherina.

A tal proposito, ci sono diversi modi per disinfettare in casa gli oggetti - come lo smartphone - e la mascherina: ci sono prodotti utili e certificati in grado di distruggere il virus, come pure delle tecniche più avanzate come quella della sanificazione con raggi ultravioletti.

 

Tipologie di Lampade UV per la sanificazione dei tuoi spazi

Come abbiamo appena visto, uno sterilizzatore a raggi UV funziona grazie ai suoi raggi ultravioletti per igienizzare oggetti sia in casa che in ufficio.

Esistono diversi modelli e diverse dimensioni di sanificatori e lampade germicide, sia con lampade che possiamo definire come “fissi” che si posizionano quindi in una stanza, per esempio vicino agli abiti utilizzati prima di riporli negli armadi, sia portatili da portare con sè.

Per gli sterilizzatori di grandi dimensioni collocati negli ambienti domestici, ovviamente il ricorso alla tecnologia UV, non sostituisce la buona abitudine di far cambiare aria alla casa spesso e di pulire con frequenza.

 

Ambienti e oggetti sanificati, i nostri alleati contro il Covid

La sterilizzazione della mascherina in primis e di tutti gli altri oggetti che maneggiamo quotidianamente è un’attenzione in più che può rivelarsi decisiva.

Ai fini dell’igiene degli ambienti in cui viviamo o lavoriamo, gli accorgimenti che possiamo prendere per vivere più sicuri sono molteplici. I dispositivi per la sanificazione sono oggi molteplici.

Ad esempio, grazie ai generatori di ozono è possibile sanificare ambienti domestici e lavorativi. Altrettanto validi possono rivelarsi i purificatori d’aria dotati di filtro, oppure gli ionizzatori. Mentre per garantire una pulizia efficace nei confronti di batteri e germi, può essere utile ricorrere all’igienizzazione degli ambienti attraverso moderni pulitori a vapore.

Considerati tutti questi benefici è giunto il momento di arredare con uno sterlizzatore UV gli spazi della tua casa o la scrivania del tuo ufficio.

I dispositivi per la sterilizzazione e sanificazione con raggi UV sono un oggetto di design e mostrano la loro grande utilità specialmente in periodi pandemici come quello che stiamo vivendo. Quando arredi i tuoi spazi pensaci.

Vuoi sanificare il tuo negozio oppure la tua abitazione? Richiedi un preventivo gratuito! 

 

Parquet in cucina: cosa scegliere?

La cucina è senza dubbio una delle stanze più importanti della casa. Spesso trascorriamo molto tempo in questo ambiente e, specialmente se stiamo ristrutturando gli spazi domestici, ci chiediamo come fare per renderlo un luogo bello da vedere e soprattutto accogliente.

Una domanda che spesso in molti si pongono è proprio quella relativa al pavimento da scegliere per la cucina. È una soluzione ideale quella di scegliere il parquet in cucina? A volte si tende a riflettere sul fatto che il parquet sia una tipologia di pavimento da scegliere esclusivamente per alcune stanze della casa e sono diversi i dubbi che ci si pone a questo riguardo.

È bene, però, ricordare che il parquet può essere disposto anche in stanze della casa molto frequentate, proprio come la cucina. È fondamentale scegliere le essenze legnose corrette, che possano rimanere stabili quando vengono a contatto con l’umidità.

Scegliendo un parquet di qualità, quindi, possiamo stare tranquilli anche sulla possibilità di predisporre questo rivestimento anche in cucina. Vediamo alcuni consigli utili per avere un pavimento che duri a lungo e che sia sempre resistente.

 

Quale essenza scegliere il miglior parquet in cucina

Per conoscere alcuni consigli sulla corretta gestione del parquet in cucina, bisogna partire innanzitutto dalla scelta dell’essenza di legno. Il parquet può essere posto in tutte le stanze dell’abitazione, ma bisogna avere cura di impiegare del materiale di grande qualità.

Un parquet in legno deve essere sempre della massima qualità, soprattutto quando lo installiamo in ambienti come la cucina o il bagno, in modo che possa resistere a lungo. Proprio la resistenza del materiale è uno degli aspetti che devono essere maggiormente tenuti in considerazione.

Il legno utilizzato deve essere molto resistente, per fare in modo che non venga danneggiato con l’usura e per mantenerlo sempre stabile, con l’obiettivo di evitare delle eventuali cambiamenti nella forma dovuti principalmente all’umidità o al contatto con liquidi, come l’acqua.

È possibile scegliere parquet per la cucina ad esempio in essenze di legno come il teak e il wengè, che si configurano come compatte e stabili, capaci di durare nel tempo anche grazie alla loro resistenza elevata all’umidità e ai graffi.

 

Trova un installatore per il tuo parquet nella tua città senza svenarti! Preventivo gratuito!

 

Lo spessore e la posa del parquet

Altri fattori ai quali prestare attenzione nella scelta del parquet sono quelli relativi allo spessore dei listelli, che dovrebbero essere molto spessi, per fare in modo di sopportare un continuo uso del rivestimento.

Sono a disposizione differenti tecniche di posa, tra le quali possiamo ricordare quella incollata, che permette di evitare infiltrazioni di acqua tra il materiale e il massetto. In questo modo potremo fare in modo che il legno non subisca delle modifiche.

 

Il trattamento del parquet in cucina

Passiamo adesso ad analizzare alcuni consigli specifici che riguardano il trattamento del parquet in una stanza come la cucina. È sempre fondamentale proteggere il materiale che compone questo rivestimento, per fare in modo che abbia una grande resistenza e che questa venga mantenuta nel corso del tempo.

Possiamo scegliere ad esempio un parquet verniciato, una tecnica che consente di proteggere il legno, in modo che questo venga pulito facilmente periodicamente. Ricordiamo che, proprio per il fatto che si tratta di un materiale che deve essere trattato con molta cura, il parquet in cucina deve essere trattato delicatamente anche per quanto riguarda la fase della pulizia.

È bene sempre evitare di utilizzare detergenti che potrebbero risultare aggressivi per il materiale utilizzato. A questo proposito sarebbe sempre opportuno chiedere consiglio al rivenditore al quale ci affidiamo, per conoscere il tipo di detergenti da utilizzare per il trattamento e per la pulizia del rivestimento in legno per la cucina.

La parola d’ordine è sempre quella relativa alla qualità. Bisognerebbe sempre scegliere una tipologia di materiale resistente, che sia in grado di durare nel tempo, anche all’interno di un ambiente molto frequentato durante la giornata.

Se vuoi trovare il parquet giusto per la tua cucina ci consigliamo di provare il simulatore per pavimenti in legno di Boen dove puoi scegliere il colore, il formato ed il trattamento provandolo direttamente nelle tante ambientazioni https://boen.com/it-it/prodotti/pavimenti-in-legno

Manutenzione Stufe a pellet: la differenza tra ordinaria e straordinaria

Il controllo periodico della stufa a pellet si rivela indispensabile per garantire massima efficienza, il buon funzionamento e soprattutto per allungare il ciclo di vita dell'impianto.

Come noto la stufa a pellet produce energia in maniera sostenibile rispetto a tanti altri sistemi di riscaldamento, garantendo così un considerevole risparmio sui costi in bolletta nel breve e lungo periodo.

Tuttavia, per assicurare il buon rendimento dell'impianto è necessario provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria, con interventi mirati e a cura di soggetti specializzati.

In cosa consistono le manutenzioni ordinarie e straordinarie della stufa a pellet? Quali sono le differenze fra questi interventi e quando devono essere eseguiti? Ecco tutto quello che bisogna sapere sull'argomento.

 

Stufe a pellet: manutenzione ordinaria

Le operazioni di manutenzione ordinaria della stufa a pellet includono la pulizia e lo svuotamento del serbatoio. Prima di iniziare entrambi gli interventi bisogna sempre spegnere l'impianto e accertarsi che abbia raggiunto la temperatura ambiente.

A questo punto si procede con la rimozione della cenere accumulata all'interno della camera di combustione. Pertanto, sarà necessario svuotare e togliere il braciere dalla sua sede per eliminare tutto lo sporco che si trova all'interno dei fori e della grata.

In mancanza di incrostazioni ostinate potrà bastare un semplice pennello a setole morbide. Altrimenti può tornare utile un panno in microfibra. Non bisogna dimenticare di pulire anche il vano attorno al braciere con l'uso di un normale aspirapolvere, purché adatto per raccogliere le polveri molto sottili.

Le operazioni di manutenzione ordinaria includono anche la pulizia accurata del vetro. Nella maggior parte dei casi i residui di cenere si tolgono con molta facilità usando detergenti, soluzioni apposite in spray e spugne non abrasive. Diversamente si potrebbero graffiare in maniera irrimediabile la superficie.

Basta poco detersivo e occorre prestare attenzione a non farlo entrare a contatto con le parti verniciate della stufa, oltre che con le guarnizioni in fibra ceramica della porta fuoco, in quanto potrebbero scolorire e danneggiarsi.

Infine si passa allo svuotamento del serbatoio che contiene il pellet. I singoli elementi, quando rimangono a lungo all'interno del vano, generano non solo eccessiva segatura e polvere, ma potrebbero gonfiarsi a causa dell'umidità. Ecco perché quando la stufa resta inutilizzata per un certo periodo o durante i mesi estivi viene raccomandato di lasciare il serbatoio completamente vuoto e ben pulito.

Questi ovviamente sono piccoli consigli, e ricordatevi di seguire tutte le procedure di sicurezza, come togliere ad esempio l’alimentazione elettrica e fare tutte le operazioni a generatore spento almeno da 7-8 ore. Nel caso qualche pezzo debba essere sostituito e siete appassionati di fai da te, potete procedere con l’acquisto di ricambi per stufe a pellet ed eseguire l’intervento desiderato.

Stufe a pellet: manutenzione straordinaria

Le operazioni straordinarie sono disciplinate dalla normativa UNI 10683, che prevede la verifica preliminare della documentazione tecnica e dell'installazione della stufa a pellet, dalla quale sarà possibile prendere visione delle manutenzioni che sono state eseguite in passato.

Il tecnico specializzato si preoccuperà anche di verificare lo stato complessivo della stufa quindi il funzionamento dei dispositivi di sicurezza e la correttezza dei collegamenti.

In mancanza delle istruzioni e della documentazione, l’incaricato alla manutenzione provvederà a mettere in sicurezza la stufa a pellet e a fornire tutte le informazioni sul funzionamento e l'utilizzo.

La manutenzione straordinaria prevede anche un esame visivo sullo stato dei luoghi in cui l'impianto è stato installato. Nello specifico, le dimensioni dell'ambiente devono essere adeguate al tipo di stufa, dovranno essere presenti prese d'aria non ostruite ed è richiesto che l'impianto elettrico sia norma.

Il tecnico controllerà anche le condizioni dell'apparecchio, ovvero l'integrità delle componenti e dei rivestimenti, l'assenza di incrostazioni, ossidazioni e danni, che i dispositivi di regolazione siano in buono stato di conservazione e il circuito d'aria sia sgombro da qualsiasi ostacolo.

In questa fase saranno oggetto di accurata analisi anche il percorso del canale da fumo con i relativi innesti, la funzionalità delle guarnizioni, i materiali di coibentazione e la lubrificazione del movimento meccanico.

 

Stufa a pellet: quando fare la manutenzione?

Gli interventi devono essere eseguiti con cadenza periodica, secondo quanto previsto dal libretto di uso e manutenzione della stufa a pellet, nonché nel rispetto delle prescrizioni di legge e/o regolamenti locali. In mancanza di indicazioni si tiene conto di quanto stabilito dalla norma UNI 10683.

In ogni caso la pulizia ordinaria del vetro, braciere e supporto viene consigliata quotidianamente, mentre lo svuotamento del cassetto della cenere, ove presente, può essere eseguito ogni due giorni.

Quanto alla pulizia della camera di combustione sarà possibile programmare l'intervento ogni fine settimana.

Naturalmente la frequenza delle operazioni di pulizia ordinarie dipendono anche dall'utilizzo effettivo della stufa e dal numero di ore che resta in funzione. La fine della stagione invernale, quando l'impianto non verrà utilizzato, rappresenta il momento migliore per richiedere il controllo della propria stufa.

Rimandare l'intervento ad autunno inoltrato, ovvero proprio quando si concentrano le richieste da parte dei clienti, comporta il disagio di non riuscire a fissare l'appuntamento, quindi di non poter usare in sicurezza la stufa nei tempi previsti.

Richiedi un preventivo gratuito per la manutenzione della tua stufa a pelle ad un professionista della tua città!

Infissi in PVC e Infissi in Alluminio: i pro e i contro

Quando si decide di sostituire gli infissi di casa o dell'ufficio per montare un modello più performante, c'è sempre il dubbio su quale tipo di prodotto acquistare, quello con il miglior rapporto tra la qualità e il prezzo.

In particolare i modelli più gettonati sono quelli in PVC e quelli in alluminio: quali sono i pro e i contro di ciascuna tipologia? Ecco tutto quello che c'è da sapere sull'argomento.

 

Differenza fra gli infissi in PVC e in alluminio

Le finestre in alluminio sono sicuramente il prodotto più utilizzato negli ultimi tempi perché il materiale con le quali sono realizzate è molto versatile, consente infiniti effetti di design, è resistente ma leggero al tempo stesso.

Il PVC, invece, una sigla che tecnicamente sta ad indicare il cloruro di polivinile, appartiene alla famiglia delle plastiche ed è anch'esso un materiale molto utilizzato per la realizzazione di infissi per abitazioni private e negozi, soprattutto per il suo rapporto qualità/costo.

A differenza dell'alluminio, il PVC è meno resistente e non può essere utilizzato in ogni situazione: per le grandi vetrate, ad esempio, questo materiale risulta essere meno performante ed è preferibile l'alluminio che garantisce migliore chiusura degli spifferi.

Di contro, però, quest'ultimo ha performance più scarse per quanto riguarda l'isolamento acustico e termico, in quanto l'alluminio è un ottimo conduttore e rischia di causare una certa dispersione termica.

Per combattere questa particolarità tipica dell'alluminio, è stata introdotta una tecnica di lavorazione che si chiama a taglio termico e che consente agli infissi di essere più isolanti. Purtroppo, però, questa tipologia speciale di produzione fa lievitare il prezzo finale del prodotto.

 

I pro degli infissi in PVC

Sono tanti i vantaggi che spingono i clienti a propendere per la scelta degli infissi in PVC. Innanzitutto si tratta di un materiale altamente ecologico, che ha una durata molto lunga, di almeno 30 anni, è facile da posare ed è molto più economico rispetto all'alluminio e a qualsiasi altro materiale, come ad esempio il legno.

Inoltre gli infissi in PVC sono molto resistenti alle intemperie e al fuoco, richiedono una manutenzione minima e hanno un design davvero gradevole.

 

I contro degli infissi in PVC

Esistono, però, sicuramente anche dei contro nel loro utilizzo. Ad esempio il PVC non è un materiale adatto per finestre dalle dimensioni troppo ridotte oppure troppo grandi: nel primo caso la cornice sarebbe eccessivamente preponderante rispetto al vetro mentre nel secondo la tendenza alla dilatazione potrebbe causare problemi per quanto riguarda la chiusura e l'apertura delle finestre.

Infine, il costo molto conveniente del materiale non lo rende adatto per edifici di pregio e palazzi storici, che devono conservare una certa uniformità soprattutto per le facciate esterne più esposte.

 

I pro e i contro degli infissi in alluminio

Per quanto riguarda, invece, gli infissi in alluminio, il vantaggio principale consiste sicuramente nel fatto che si tratta di un materiale tanto leggero, ma al tempo stesso, anche resistente, che dura nel tempo anche se subisce il contraccolpo degli agenti atmosferici. Questo materiale è facilmente lavorabile e per questo motivo si adatta perfettamente ad ogni tipo di lavorazione, anche per infissi di dimensioni molto grandi o, al contrario, molto piccole.

Anche in questo caso, ci si trova di fronte ad un materiale che è riciclabile al 100%, quindi estremamente ecologico e che richiede poca manutenzione, soprattutto rispetto agli infissi in legno.

Infine, grazie alla possibilità di utilizzare telai di vario tipo, è possibile utilizzare gli infissi in alluminio anche in quegli edifici storici che sono legati da vincoli architettonici ben precisi e che, per fare un esempio, non possono utilizzare quelli in PVC.

 

I contro degli infissi in alluminio

Per quanto riguarda, invece, i contro, questi sono già stati in parte indicati. I principali sono il costo più elevato rispetto al PVC (ma comunque più contenuto rispetto al legno) e il fatto che per essere perfettamente isolanti dal punto di vista termico devono essere trattati in modo particolare e quindi con un dispendio economico maggiore.

 

Quale tipologia scegliere fra PVC e alluminio?

Ora che sono state illustrate tutte le caratteristiche nonché i pro e i contro degli infissi in PVC e di quelli in alluminio, è lecito porsi una domanda: quale tipologia è migliore? La risposta non è semplice e ovviamente dipende da una serie di fattori che devono essere presi in considerazione, fra cui anche il budget che si ha a disposizione e le esigenze più specifiche.

Chi ha fretta e preferisce un prodotto che abbia infinite possibilità di personalizzazione anche per quanto riguarda i colori e il design, sicuramente il PVC sarà la scelta più giusta.

Al contrario, chi ha un budget più importante e deve coprire delle aperture molto ampie, potrà trovare nell'alluminio un materiale molto performante in grado di soddisfare ogni necessità. In ogni caso per evitare di fare la scelta sbagliata è sempre opportuno chiedere consiglio a degli esperti di settore che sapranno consigliare le soluzioni migliori.

Richiedi un preventivo gratuito ad un professionista della tua città!